In pellegrinaggio a piedi a San Gabriele PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Nazionale   
Martedì 11 Agosto 2009 23:00

Partenza da piazza Garibaldi a Teramo

Quando il mio amico e collega di lavoro, Antonio, mi ha chiesto di andare a piedi a San Gabriele con lui, io, senza esitare, gli ho risposto di sì. Certo dopo aver capito bene di cosa si trattava mi sembrava di aver dato una risposta azzardata, 30 km a piedi e per lo più di notte…

Decisi di coinvolgere Ivan, il quale, anche lui senza pensarci su, accettò.

L’appuntamento era per il sabato sera dell’8 agosto alle ore 22.00 in piazza Garibaldi a Teramo, Ivan ed io con Antonio e altri amici eravamo pronti con i nostri zainetti riempiti di bottigliette d’acqua, del cibo e qualche maglietta di ricambio.

Verso le 22.15 vediamo arrivare i pellegrini nella piazza in cui li stavamo ad attendere. Loro erano partiti dal Duomo di Teramo, dove il Vescovo Monsignor Seccia gli ha impartito la Benedizione. Non nascondo la mia emozione nel vedere tutta quella gente con in testa al corteo una croce alta e luminosa e sentire la voce forte e possente del Passionista padre Francesco, che usciva dai vari altoparlanti situati lungo il corteo stesso.

Io e Ivan ci siamo guardati e con un cenno ci siamo detti: ANDIAMO!

Il primo tratto fino a Montorio al Vomano è un alternarsi di preghiere e d’inni a San Gabriele e alla Madonna. Padre Francesco con la sua carica, ci indottrinava sui sani principi cristiani; con lui c’era un’anziana signora di 82 anni (non ricordo il nome), e aveva un viso che, nonostante i segni dell’età, era illuminato dalla sua gioia e dalla sua devozione per San Gabriele. Lei intonava le preghiere e cantava alcune canzoni popolari sul Santo. Con loro c’erano anche altre donne e uomini che aiutavano nelle preghiere. Toccante la richiesta di una preghiera per un malato grave.

Verso l’una e un quarto arriviamo a Montorio, lì c’è stata da parte del parroco la benedizione Eucaristica. Il tempo di riposarsi e di mangiare qualcosa per poi ripartire.

Il secondo tratto, il più duro, dove le strade in salita erano illuminate dalla luna e nonostante la sua luce, nel cielo s’intravedevano le stelle, è stato scandito dai nomi delle circa 300 vittime del terremoto dell’Aquila per ciascuna delle quali è stata recitata una preghiera. Infatti, quest’anno il pellegrinaggio è stato dedicato a loro e in particolare a una ragazza che organizzava la tendopoli dei giovani a San Gabriele come ha ricordato padre Francesco. In questo tratto i pulmini delle varie associazioni che ci scortavano, facevano la spola per caricare le persone che non ce la facevano. Noi con il sano principio del pellegrino proseguivamo con le nostre forze, che, come ci ricordava il padre passionista, la sofferenza di questo pellegrinaggio ci aiutava ad avvicinarsi a Cristo, dando un valore a tutto quello che stavamo facendo.

Verso le quattro e mezza arriviamo a Tossicia, dove qui abbiamo fatto la seconda sosta; eravamo cotti! La salita effettivamente è stata dura, l’importante era stendere i muscoli per poi ripartire senza problemi.

L’ultimo tratto è proseguito con preghiere e inni e man mano che avanzavamo la luce dell’alba che si frastagliava sul Gran Sasso era come un segno che eravamo vicini alla meta. Ci siamo resi conto alla luce dell’alba, di quanta gente eravamo, tanti, tantissimi forse duemila pellegrini, una colonna interminabile che nel buio della notte non si riusciva a vedere e capire.

Verso le 6 e mezza, arriviamo nel piazzale del Santuario. Le campane a festa ci accoglievano con gioia e dalle ali del corteo c’erano persone che ci salutavano. Con la luce del mattino, il santuario con le montagne attorno creava una visione bella e affascinante. E’ stata veramente un’emozione unica e indescrivibile, i dolori alle gambe e le piaghe ai piedi sembravano sparire in quel turbine di suoni e colori.

Accolti e benedetti dal rettore del santuario il quale ci ha ricordato che, quest’anno terminavano le manifestazioni e gli eventi per il centenario della beatificazione Di San Gabriele. Poi ci sono state le confessioni e quindi la celebrazione della Santa messa con cui abbiamo partecipato.

Certo mi viene da pensare come un Santo che ha vissuto così poco sia riuscito ad avere così tanti devoti. La risposta forse è nella frase che lui amava ripetere: "Dio non guarda il quanto ma il come; la nostra perfezione non consiste nel fare le cose straordinarie ma nel fare bene le ordinarie".

Evidentemente San Gabriele ha fatto bene le cose ordinarie.

Ha piantato dei buoni semi.

Io questo pellegrinaggio lo rifarei.

Marco Nazionale

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