Giornata di commemorazione di P.Alberto Pierangioli PDF Stampa E-mail
Scritto da Don Ennio, Rosella, Luciana e Mauro Di Bonaventura   
Mercoledì 28 Dicembre 2016 10:06

Clicca per aprire l'immagine di Padre Alberto PierangioliGiornata di commemorazione di P.Alberto Pierangioli a Morrovalle (MC) il 18 dicemnìbre 2016.

Un saluto a tutti,

sono don Ennio, nipote di P. Alberto da parte di madre, parroco a Giulianova. Chiedo scusa per la mia assenza, ma non potevo lasciare la parrocchia la domenica prima di Natale e con una colletta in corso per un parrocchiano che deve subire un trapianto di cuore.

Scrivo a nome di tutta la famiglia Di Bonaventura, io sono il primo di quattro figli, dopo di me , Rosella, Luciana e Mauro, tutti sposati, con sette nipoti.

Mia madre Maria Domenica (per tutti Menichetta)  è l'unica rimasta della famiglia di P. Alberto, secondo di quattro figli: Antonietta, Giuseppe, Attilio e Maria Domenica.

Siamo grati al Signore Gesù per averci dato come zio P. Alberto che è stato per tutti noi una presenza costante e premurosa in tutti i momenti della nostra vita familiare, pieni di momenti gioiosi,ma anche tristi.

Dall'esperienza diretta di mia madre, sono testimone dell'autentica e precoce vocazione dello zio che rimase affascinato all'età di dieci anni dalla predicazione dei quaresimali dei passionisti a Montepagano.

Il ragazzino era bravo a scuola ma un po' delicato , la mamma Maria non voleva mandarlo a pascolare le pecore (era il destino dei piccoli dopo la quinta elementare, per chi ci arrivava...) e così chiese alla maestra di fargli ripetere la quinta elementare. Nel frattempo, mentre la madre cercava come evitargli i lavori in campagna, la Provvidenza inviò i Padri al paese. Subito esternò il desiderio di farsi frate, (nel frattempo aveva iniziato a fare il chierichetto in parrocchia che distava dall'abitazione circa un chilometro) trovando l'approvazione della madre e il categorico rifiuto del padre Domenico, grande lavoratore, lontano dalla chiesa, bestemmiatore, già emigrato in America negli anni venti (al tempo della "mano nera" diceva lui), che pensava solo alla famiglia.

Clicca per aprire l'immagine della famiglia PierangioliAl rifiuto del padre, per un giorno, Peppino (il nome di battesimo di P. Alberto era Giuseppe) fuggì di casa e si rifugiò in una grotta a circa trecento metri da casa, sotto una scarpata, senza mangiare e bere. La sera lo trovarono che ancora piangeva.

Il padre si convinse alla vita consacrata, ma non alla vita passionista. In seguito, vista la ferma decisione del figlio dovette cedere. Il fratello Attilio, di un paio d'anni più piccolo e anche più discolo gli promise un pugno il giorno in cui sarebbe partito per il convento. Il Giorno della partenza, dopo essere uscito dal cancello di casa, Peppino, tornò indietro per non far commettere peccato al fratello che aveva fatto un giuramento.

Dell'esperienza formativa dei primi anni a mia madre è rimasta in presso la severità dei costumi, la testa sempre bassa dei novizi e la mancanza assoluta di ritorno alla propria casa. Dopo nove anni, passando per Roseto, il superiore autorizzò la salita a Montepagano dello studente "controllato" da due compagni.

Venuto a saperlo i compagni di scuola, dal paese scesero a salutarlo sotto lo sguardo vigile di nonna Mariuccia, che dopo un po' mandò via i ragazzi per il timore che avrebbero fatto perdere la vocazione al suo Peppino.

Lo zio nelle sue lettere, dal seminario,  raccomandava al padre la messa domenicale e di evitare la bestemmia, cosa che avvenne. Il nonno si convertì al Signore frequentando la chiesa, pregando e non bestemmiando più, iscrivendosi all'Azione Cattolica.

Quando fu ordinato sacerdote, nel marzo del 1954,  a S. Gabriele, io ero nella pancia di mia madre.

Negli anni, ha seguito passo passo tutti gli eventi della nostra famiglia con una presenza discreta e di fede profonda, mai una predica, mai una morale, ma sempre suggerimenti pieni di umanità e Spirito condita di regali materiali e oggetti e letture spirituali. Personalmente mi abbonò ad una rivista mensile cattolica giovanile, l'unica che leggevo a quei tempi oltre ai giornali sportivi. Ha raccolto le lacrime di mia madre e delle mie sorelle nei momenti tristi incoraggiandoci sempre a confidare nel Signore Gesù.

Quando avevo quindici anni, dopo aver chiesto permesso a mia madre, mi chiese se avevo pensato mai di farmi sacerdote, la mia risposta fu un secco no, perché era la verità. Alla mia prima Messa, a Montepagano, lui fece l'omelia e ricordò questo episodio. Quando risposi alla chiamata del Signore, stette molto vicino a mia madre, che non capiva la mia vocazione adulta di trentenne (mi diceva che Kiko mi aveva lavato il cervello) ripetendomi che quella autentiche era quella dello zio che a undici anni andò in seminario....

Durante il mio ministero  sacerdotale, nei tempi forti, quando era libero, mi aiutava sia in montagna che a Giulianova, con il preziosissimo servizio delle confessioni e della predicazione. Nel 2003 mi espresse il desiderio di iniziare un gruppo di Amici di Gesù Crocifisso, nella mai parrocchia a Giulianova e  acconsentii subito per tanti motivi che ho elencato più volte. Ho assistito in questi anni alla passione che P. Alberto ha avuto per questa sua creatura, gli ha dedicato tutta l'ultima parte della sua vita, i componenti del gruppo lo adoravano per la sua dolcezza e sapienza. Amato come direttore a Cesta di Copparo e come Maestro dei novizi a Morrovalle, ricoprì, il ruolo di consultore generale con la delega per le missioni, per venticinque anni era stato esorcista per la diocesi di Fermo.

Aveva un  grande rispetto anche per tutte le realtà ecclesiali. P. Alberto era un frate radicato nella tradizione passionista, amava la sua congregazione, preparato e umile, aveva uno sguardo moderno e aperto secondo lo spirito del Concilio, attento agli avvenimenti di cronaca, politici e anche sportivi.

Mia madre ha azzardato dire che era una santo. P. Giacomo Raineri, missionario nella ex Yugoslavia, che lo aveva incontrato anni fa, alla notizia della morte disse che non doveva pregare per lui, ma che pregava lui per noi  perchè era stato un frate santo.

ZIO FRATE PREGA PER NOI

Don Ennio, Rosella, Luciana e Mauro Di Bonaventura

 
 

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